Le cose che pensiamo degli ebook sono sbagliate. Ma sono molto interessanti.

Giovedì scorso ho avuto la fortuna di partecipare a IFBOOKTHEN, conferenza dedicata al futuro dell’editoria ideata e realizzata da Bookrepublic e 4IT Group (su Apogeonline c’è il resoconto della giornata). Tra i tanti talk interessanti ce n’è uno che mi ha conquistata: quello di James Bridle. Il primo messaggio che ha lanciato è il provocatorio titolo di questo post:

The things we think about ebooks are wrong: but they are very interesting.

Bridle ha messo in discussione i pregiudizi che stanno alla base delle resistenze nei confronti dei libri elettronici. Spesso infatti si dice che le persone amano la forma dei libri, le loro pagine, il profumo della carta, il poter leggere in bagno…

You can't read ebooks in the bath, they say. People are obsessed about reading in the bath!
You can't read ebooks in the bath, they say. People are obsessed about reading in the bath!

Tutti questi argomenti possono essere confutati, uno a uno, non sono razionali. Tutti questi argomenti, che riguardano la fisicità dell’oggetto libro sono falsi.

The truth is that books are essentially not physical objects, but temporal ones.

pBook timeline
pBook timeline | James Bridle

Il vero problema è che gli ebook in quale modo ci negano alcuni di questi aspetti legati alla timeline a cui siamo abituati con i libri cartacei: dall’adv, all’esperienza della lettura, fino al suo trasformarsi in qualcosa di diverso, in souvenir, dopo aver esaurito la sua funzione di contenitore dal quale attingere le informazioni.

Quello che davvero rende diverso un libro cartaceo da uno elettronico è l’esperienza, il tempo trascorso con quell’oggetto, la sua storia. I libri ci accompagnano in viaggio, li scarabocchiamo, tra le pagine conservano la sabbia della spiaggia in cui ci hanno fatto compagnia oppure hanno tra le righe le lacrime che abbiamo versato leggendoli.

Un ebook non sarà mai un souvenir di se stesso.

Ma i libri elettronici ci consento di sviluppare un altro tipo di timeline, già insita nei libri cartacei, ma che il digitale consente di amplificare in un modo nuovo. Si tratta dell’aspetto sociale della lettura e della condivisione dell’esperienza con le altre persone, in particolare attraverso i bookmark, in tutte le loro forme. Ognuno di noi ha un suo modo di di gestire i propri segnalibri sul libro cartaceo: dalle orecchie agli scarabocchi, alle annotazioni, agli evidenziatori.

Cosa succede con il digitale? Attualmente i sistemi che ci vengono offerti sono piuttosto chiusi. iBooks ci consente di prendere nota, Amazon inserisce un aspetto più marcatamente sociale, indicandoci quante persone hanno evidenziato una determinata porzione di testo, ma si tratta di un’informazione inutile se queste persone non significano niente per noi. Come su Twitter, la qualità delle informazioni che riceviamo sta nel significato delle relazioni che abbiamo costruito e delle persone che abbiamo scelto di ascoltare.

Bridle, per meglio definire i confini di ciò di cui si parla, cita W. Benjamin e il concetto di aura:

the aura resides in the changes a work has undergone in its physical structure and it includes the fluctuating conditions of ownership through which it may have passed.

In un business model in cui il valore della singola copia è drammaticamente crollato, possiamo riattivare l’aura dell’opera e restituirle valore condividendo la nostra esperienza.

Arriviamo così al progetto creato da Bridle: Open Bookmarks. Un progetto che vede un futuro in cui ciò che tramanderemo non saranno i nostri libri, ma le nostre esperienze relative a quei singoli oggetti: le annotazioni, i riferimenti, i segnalibri.

Open Bookmarks
Open Bookmarks

Per saperne di più: Open Bookmarks, Walter Benjamin’s Aura: Open Bookmarks and the future eBook, Booktwo.org.

8 commenti Le cose che pensiamo degli ebook sono sbagliate. Ma sono molto interessanti.

  1. Jakala 6 febbraio 2011 alle 13:32

    Bel post, molto interessante

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    1. Federica 6 febbraio 2011 alle 13:43

      Ma grazie 🙂

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  6. Rita 13 febbraio 2011 alle 11:26

    mi piace molto l’idea dell’aura…sto rileggendo “se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino e stavo pensando come l’avrebbe scritto oggi

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