La jeep del colonnello

21 lug

Daniel Pearlman, La jeep del colonnello, 40K

Daniel Pearlman, La jeep del colonnello, 40K

Fronte orientale, al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Tutto ormai è capovolto. Il valore della vita umana è qualcosa di così leggero da poter essere soffiato via con noncuranza.

L’estetica perfezione di una divisa in ordine o di una jeep appena lucidata sono così pesanti da trasformarsi in ancore di salvezza, feticci a cui aggrapparsi per mantenere saldo un equilibrio sempre più precario.

Un colonnello tedesco, le sue paure e i suoi rimpianti.

Un Medizinmann ebreo, gli spiriti e i demoni.

Un racconto di Daniel Pearlman dalle atmosfere buie e il ritmo serrato.

 

 

Nessuno cucinerebbe una trota opaca, ovvero dell’arte nascosta negli oggetti-libri

26 apr

Questo blog, si sa, è un rifugio per randagi. (cit.)
Oggi pubblichiamo un contributo di Sarto, una vecchia conoscenza dei lettori di questo blog, che farà accapponare la pelle a tutti i paladini del libro digitale.
In bocca al lupo ;)

Sono uno di quelli che si aggirano per librerie e biblioteche con lo stesso spirito di chi cammina tra gli espositori del mercato del pesce.

Capita a tutti di accostarsi al bancone refrigerato di un pescivendolo, con la vaga intenzione di acquistare una trota, e di trascorrere almeno cinque minuti in contemplazione dei diversi esemplari adagiati sul letto di ghiaccio spezzato, in cerca di quello con l’aspetto migliore, di quello con la giusta luce lattiginosa cristallizzata nell’occhio spento, di quello con il nitore di squama più accattivante. Tutto ciò, nella ferma convinzione che, se l’immagine esteriore è buona, allora anche il sapore dell’animale cotto dovrà necessariamente essere squisito, e questo nonostante una parte di noi continui a ripetersi che, in fondo, sono TUTTE trote e sono TUTTE fresche e bene o male sapranno TUTTE dello stesso, identico, trotesco sapore.

Allo stesso modo, un libro deve piacermi come oggetto, come mero contenitore, prima che per la storia della quale si fa vettore.

Mi muovo tra i banchi della libreria in cerca del volume perfetto, quello con la copertina d’impatto ed il titolo sufficientemente evocativo. Quando ne individuo uno, lo afferro con circospezione, lo soppeso, leggo la quarta di copertina, i risvolti, le prime righe del primo capitolo, l’ultima parola dell’ultimo paragrafo, faccio correre le pagine sotto il pollice, ne annuso l’odore (senza farmi vedere, si intende, e diciamoci la verità: la parte più primitiva di noi vorrebbe annusare anche una trota, prima di acquistarla. Giusto per essere sicuri di non sbagliare e che non si tratti di VELENO), misuro la consistenza del blocco pagine, insomma, lo disamino come semplice manufatto, oggetto-libro, che esiste indipendentemente dalla storia-messaggio contenuta al suo interno. A questo livello, per quanto mi riguarda, le pagine potrebbero essere completamente bianche.

(continua…)

Pagine Facebook: appunti per gli amministratori

26 apr

Non ho mai nascosto la mia personale antipatia per Facebook come strumento di comunicazione. Tuttavia ha il merito di aver avvicinato le persone alla Rete e le aziende ai social media.

Questo post raccoglie una serie di appunti per gli amministratori delle pagine, tramandati oralmente come leggende tra community manager e sedimentati in tantissimi post sparsi tra i blog di mezzo mondo. Spero vi possano essere d’aiuto. Se avete qualche consiglio o osservazione, lasciatemi un commento e sarò felice di integrarlo all’interno del post.

Layout

  • Disegnare il logo perfetto

    L’immagine del profilo è probabilmente l’elemento più importante di tutta la pagina, perché ne connota l’identità. La base dell’immagine è di 180px l’altezza massima è 540px. Fatene buon uso per la vostra creatività e non dimenticate di considerare che una porzione di questa immagine sarà la miniatura che appare accanto a ogni vostro post e commento, ottimizzatela utilizzando il link Modifica la miniatura.

  • Rinforzare l’identità visiva utilizzando la strip delle immagini

    Nella parte superiore del wall compare una stip con cinque immagini. Per personalizzare quest’area tenete presente che ogni elemento grafico può misurare 970×680 px, Facebook genera automaticamente le miniature.
    Siccome si trovano proprio a fianco del logo, si possono ottenere ottimi risultati se vengono utilizzate per rinforzare il messaggio. Ricordate però che, a differenza dei profili personali, qui le immagini vengono visualizzate in maniera casuale. Può apparire un limite, se desideravate utilizzarle come uno “striscione”, ma può essere anche un’opportunità per ottenere risultati divertenti. Alcuni spunti interessanti nel post How To Use The New Facebook Photo Viewer As A Marketing Tool.

  • Ottimizzare il menu di navigazione

    Quando Facebook ha deciso di spostare il menu di navigazione della pagina nella colonna laterale, sotto al logo, tutti noi poveri admin ci siamo disperati a causa della scarsa visibilità di quest’area. Tuttavia ci sono alcuni margini di miglioramento. Innanzi tutto, è bene fare la conoscenza di iFrame application che ci consente di creare delle mini icone per le nostre tab, in modo da facilitare la navigazione. Cercare di tenere quest’area pulita e chiara non è semplice, ma è davvero importante: via tutte le icone di FBML, i link alle applicazioni che non vengono utilizzate, le tab vuote.

Gestione della community

  • Ricevere le notifiche

    Finalmente, con l’ultimo aggiornamento delle funzionalità delle pagine è possibile ricevere notifiche quando qualcuno pubblica post o commenti. Per controllare questa funzionalità fate clic su Modifica Pagina > Le tue impostazioni.

  • Annientare lo spam e pre-moderarare i commenti

    Per avere sotto controllo e annientare spam e troll utilizzate il campo Lista di blocco – moderazione (con un cli su Gestisci autorizzazioni). Se siete particolarmente paranoici o incredibilmente spaventati dalla possibilità di ricevere critiche avete la possibilità di forzare un tantino l’uso di questo strumento per pre-moderare i commenti (trovate maggiori dettagli qui). Personalmente ritengo che la paura delle critiche sia molto sopravvalutata.

Impersonare se stessi oppure il brand

Attualmente è possibile impersonare se stessi oppure il proprio brand all’interno di Facebook, utilizzando l’opzione Usa Facebook come.

  • Impersonare il brand per socializzare

    Vestire i panni del brand offre un’importante occasione per socializzare con gli abitanti della altre pagine su cui potete commentare o fare like o lasciare commenti a nome della vostra azienda.
    Inoltre, potete rispondere a commenti o domande sulla vostra pagina a nome di tutto il team che la gestisce.

  • Non avere paura di essere se stessi

    Potete anche scegliere di essere voi stessi e parlare solo per voi. Oltre a scegliere l’opzione Usa Facebook come *nome cognome* assicuratevi anche di aver tolto la casella di spunta dalla voce Commenta e pubblica elementi sulla tua Pagina sempre come *nome brand*, anche quando usi Facebook come *nome cognome*. In questo modo potete contribuire alla discussione in prima persona e dare visibilità ai post pubblicati sulla pagina attraverso la vostra personale rete di contatti.

  • Rendere visibili gli amministratori della pagina

    Potete fare in modo che gli abitanti della vostra pagina sappiano con chi stanno parlando, anche quando rispondere a nome del brand, rendendo pubblici i profili degli amministratori della pagina. Vi basta selezionarli da Modifica pagina > In evidenza > Titolari pagina.

SEO

Purtroppo spesso accade che, con una semplice ricerca su Google con il nome del brand, il motore di ricerca non restituisce tra i risultati la pagina Facebook, un vero peccato. Facebook non offre un gran numero di strumenti, per cui ottimizzare una pagina dal punto di vista del SEO è piuttosto semplice. Read Write Web ci dà alcuni utili suggerimenti.

  • Registrare la vanity URL

    Oltre a essere molto più semplice da comunicare, un URL del tipo Facebook.com/Brand gioca anche un ruolo cruciale in termini di SEO. Naturalmente valgono tutte le raccomandazioni da tenere presente quando si registra un nome di dominio: essere il più possibili vicini al nome del brand e al contenuto della pagina, considerare il fatto che non sarà possibile modificare l’URL in seguito. Inoltre: a) sono necessari almeno 25 “like”; b) non è possibile utilizzare trattini o underscore, ma solo solo caratteri alfanumerici o un punto. È importante ricordare che un punto (“.”) non viene considerato come parte di un nome utente, di conseguenza non è possibile registrare come nome utente “apogeonline” e “apogeon.line” perché Facebook li considera identici; c) anche la distinzione tra lettere maiuscole e minuscole non viene tenuta in considerazione; d) i nomi utente devono essere lunghi almeno 5 caratteri.

  • Compilare tutti i campi Informazioni

    Occorre compilare tutti i campi relativi alle informazioni sul brand, avendo cura di utilizzare le keyword più appropriate.

  • Linkare alla pagina

    Non dimentichiamoci che il cuore dell’algoritmo alla base del Google PageRank risiede ancora nei link. Sarà allora buona norma allora linkare la  pagina dal sito principale oltre che da qualsiasi altro presidio che componga l’identità digitale del brand. Inserire link al vostro sito ufficiale all’interno dei vostri status update su Facebook invece non aiuta in maniera diretta il SEO, perché questi link includono l’attributo “nofollow” e quindi non influenzano il ranking. Ciò non toglie che questi link possano diventare un’importante fonte di traffico per il vostro sito.

Tutto quel che sei

24 apr

Tutto quel che sei - Mike Resnick

Mike Resnick, Tutto quel che sei, 40k Books.

Non sono mai stata un’amante dei racconti. In passato i miei libri preferiti erano quelli che mi accompagnavano per mesi, appesantendo la borsa con centinaia di pagine e lasciandomi abitare i loro mondi per lunghi periodi, fino a lasciarmi un senso di nostalgico abbandono dopo aver girato l’ultima pagina.

Solo recentemente ho iniziato ad apprezzare il ritmo e l’efficacia di testi taglienti e brevi che non hanno bisogno di migliaia di battute per farti conoscere personaggi e raccontarti le loro storie.

I racconti di Mike Resnick in un certo senso riescono a conciliare questi diversi aspetti: ho incontrato  l’autore grazie a Ricordi, leggere Tutto quel che sei è stato per me come riprendere un discorso interrotto. Al di là delle ambientazioni che chi conosce Resnick troverà familiari, ciò che lega i due testi è il desiderio dei protagonisti di  indagare e comprendere le emozioni che si celano dietro ai comportamenti umani.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto i sopravvissuti a una terribile battaglia su un pianeta alieno a mettere di nuovo a rependaglio la loro vita? Perché sembrano tutti aspettarsi di ricevere una visita diversa da quella della morte, quando stanno per esalare l’ultimo respiro?

Gregory Donovan, agente del Servizio Spaziale, non riesce a togliersi dalla testa queste domande. E non si arrenderà finchè non riuscirà a conoscere una verità che non farà altro che generare nuovi interrogativi: quanto, delle persone che crediamo di conoscere, è nel nostro sguardo?

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